Il moderno ruolo della fotografia digitale nell’analisi dell’anatomia ottica dentale

Congresso quintessenza Verona 2016

Il moderno ruolo della fotografia digitale nell’analisi dell’anatomia ottica dentale. Congresso quintessenza Verona 2016

In generale, la fotografia è un mezzo di esplorazione e narrazione della realtà, e anche nella pratica clinica odontoiatrica questo concetto è assolutamente pertinente, tanto da poter definire la fotografia come un ‘potente mezzo diagnostico’1. Basandosi su questo fondamentale principio, è ragionevole ammettere che la fotografia possa guidare il clinico nell’analisi oggettiva dell’anatomia e dei colori dentali ai fini restaurativi.2,3
Questo moderno approccio alla documentazione fotografica, si scontra però con la tradizionale cultura odontoiatrica, rivolta generalmente alla descrizione del colore in sé, piuttosto che ai fattori che ne generano la percezione.
La cultura odontoiatrica si basa sostanzialmente su una concezione artistica, dove il privilegio è legato all’analisi della percezione del colore e alla sua descrizione accurata, declinata nella ricerca di dimensioni e caratteristiche oggettive di un fenomeno che è in se stesso, e in modo ineludibile, soggettivo! Il fenomeno colore è stato prevalentemente analizzato e descritto basandosi sulla soggettività dell’osservatore, ponendosi così da una prospettiva parziale e finendo col dare sostanza a un fenomeno mentale che sostanza non può avere.4-6 Il colore è infatti solo un’idea nella mente dell’osservatore, un’emozione istantanea e sfuggente, legata alla singolarità della temperatura della luce e a una molteplicità di variabili incontrollate e incontrollabili.7 La descrizione dei colori dentali che ciascun operatore
fornisce non può essere giusta o sbagliata in assoluto, così come non può esistere una luce ideale per giudicare il colore, come spesso si sostiene,5 ma si può solamente registrare un giudizio di corrispondenza tra due colori, sul quale convergono la maggior parte degli osservatori. Il colore esiste realmente sotto forma di sensazione psicofisica, cioè come stimolo neurale prodotto dai recettori retinici (i coni) che producono un segnale elettrico preciso e proporzionalmente correlato al numero di fotoni da cui sono stati stimolati. Il colore può essere ‘misurato’ solo in questo ambito psicofisico, e descritto tramite tre valori (i fondamentali valori del ‘tristimolo’ di un preciso modello matematico detto ‘spazio colore’.7 Si può considerare la fotocamera digitale come strumento di misurazione dei
colori esattamente per analogia ai concetti fisiologici appena esposti, infatti anch’essa per descrivere la luce e i colori che la compongono ricava, da una precisa quantità di fotoni che raggiungono il sensore, tre valori numerici coerenti in un determinato spazio colore. Partendo da questi dati della realtà possiamo ammettere due conclusioni: la prima è che il solo giudizio visivo sulla corrispondenza a un colore di riferimento, valutazione che l’odontoiatra deve necessariamente formulare per comunicare le informazioni sul colore e consentire al laboratorio di creare un manufatto protesico esteticamente verosimile, è ovviamente sempre soggettivo e opinabile. La seconda è che la fotocamera digitale, assolutamente più oggettiva e precisa per sue intrinseche caratteristiche, può rappresentare un formidabile
strumento per la diagnosi dei colori! Da queste considerazioni discende la necessità di spostare l’attenzione dell’odontoiatra dal fenomeno colore, sempre soggettivo e opinabile, all’oggettività dell’anatomia, che rappresenta, insieme alla luce, una delle matrici del colore, ed è perfettamente descritta da un’immagine digitale.2,3,8,9
Ecco perché è pertinente e necessario introdurre il concetto di ‘anatomia ottica’, a sottolineare la centralità della correlazione luce/materia nella valutazione del colore piuttosto che la percezione in sé.6,7 In sincronia e in dipendenza dall’evoluzione della cultura del colore si è sviluppata una concezione dello strumento fotografico innovativa, nella quale la fotocamera assume sempre più il ruolo di ‘strumento di misurazione della luce’, e quindi dei colori. In
questa prospettiva è stato però necessario stabilire con precisione le condizioni alle quali la fotocamera può funzionare da strumento di misurazione, e ciò si è concretizzato nei concetti della fotografia basata sull’evidenza scientifica (EBDP).8,9 Il pensiero dell’Autore è che si debba passare da una visione artistica-percettiva della fotografia
e del fenomeno colore a una scientifica-oggettiva, nella quale l’immagine digitale correla precisamente i fenomeni ottici alla struttura dentale e svela le complesse dinamiche originate dall’interazione tra radiazione luminosa e materia. L’anatomia ottica non è un’astrazione teorica o un puro esercizio di stile, ma uno strumento pratico per comprendere l’intima struttura dentale, comprenderne le logiche per applicarle alle tecniche di stratificazione dei restauri. Solo conoscendo la complessità ottico-strutturale del dente, si può pensare di riprodurne, anche parzialmente, le caratteristiche nei restauri 10 Lo scopo dell’anatomia ottica è duplice: specificare e identificare accuratamente i correlati percettivi, cioè le sensazioni estetiche suscitate nell’osservatore, e risalire dalla comprensione dei correlati percettivi alle caratteristiche anatomiche della struttura dentale. In altri termini, l’anatomia ottica considera
le modalità con le quali l’anatomia strutturale influenza il comportamento ottico della radiazione e quindi i fenomeni percettivi.11 Così, quelle che tradizionalmente sono definite ‘proprietà ottiche del dente’, potranno essere analizzate e descritte in maniera più precisa e accurata, con riferimento alla struttura anatomica che le sostanzia, secondo un flusso di lavoro ordinato e razionale che inizia dall’oggettività dello studio della materia dentale e solo al
termine fornisce un giudizio percettivo personale conclusivo. Concludendo si può affermare che l’anatomia ottica, oggettiva e descrivibile, genera le percezioni dell’estetica e del colore, sempre soggettive e opinabili. È quindi necessario comprendere che è l’anatomia ottica il vero oggetto di studio dell’analisi del colore, e la descrizione finale di questo tramite attributi percettivi (impropriamente ‘dimensioni’) solo una convenzione necessaria. Il concetto di
anatomia ottica proposto si sposa così perfettamente, integrando e completando per la parte strutturale, la filosofia della Fotografia Basata sull’Evidenza, che ha come fine la corretta documentazione del colore dentale.